Dimore sontuose rivestite di mosaici, affreschi misteriosi, botteghe affacciate sulle strade e calchi che raccontano gli ultimi istanti di vita della città: visitare gli scavi di Pompei significa attraversare un luogo in cui la storia sembra essersi fermata. Tra case aristocratiche, templi, terme e spazi della vita quotidiana, il parco archeologico offre un patrimonio così vasto che scegliere cosa vedere può non essere semplice. Ecco le tappe essenziali da inserire nell’itinerario, insieme ad alcuni luoghi meno conosciuti che permettono di comprendere meglio la città sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.


Come in nessun altro luogo al mondo, sogno tragico e bellezza convivono a Pompei, dove strade, edifici pubblici e abitazioni private restituiscono l’immagine sorprendentemente viva di un’antica città romana. Gli scavi non sono soltanto una successione di monumenti: sono un vero tessuto urbano, con marciapiedi, fontane, botteghe, panifici, terme e case appartenute a cittadini di condizioni sociali molto diverse. Per questo, prima di entrare, è utile scaricare la mappa del sito e individuare un percorso compatibile con il tempo a disposizione. Le aperture dei singoli edifici possono infatti cambiare per esigenze di tutela e manutenzione.

Il biglietto può essere acquistato online o presso gli ingressi autorizzati. Dal 2026 sono inoltre disponibili visite guidate dedicate alla Pompei civica e alla Pompei quotidiana, pensate per chi desidera leggere il sito attraverso due prospettive differenti.

Prima tappa: il Foro, cuore della città antica

Prima di raggiungere le grandi domus, vale la pena iniziare dal Foro, il centro politico, religioso ed economico di Pompei. La piazza rettangolare era circondata da portici e da alcuni degli edifici più importanti della città: templi, spazi amministrativi, mercati e luoghi destinati alla vita pubblica. Da qui lo sguardo si apre verso il Vesuvio, creando una delle prospettive più suggestive dell’intero parco archeologico. Fermarsi qualche minuto nel Foro permette anche di immaginare il movimento della città prima dell’eruzione: magistrati, commercianti, sacerdoti e cittadini si incontravano proprio in questo spazio per discutere affari, partecipare alle cerimonie o acquistare merci. Nelle vicinanze si trovano il Tempio di Giove, il Macellum, destinato al commercio alimentare, e la Basilica, uno dei principali edifici pubblici della città.

La Casa del Fauno

Tra le dimore più lussuose di Pompei spicca la Casa del Fauno, così chiamata per la piccola statua bronzea collocata al centro dell’impluvium, la vasca che raccoglieva l’acqua piovana nell’atrio. Costruita e ampliata in diverse fasi, la casa occupava un intero isolato ed era organizzata attorno a due atri e due grandi peristili porticati. Le sue dimensioni, unite alla ricchezza delle decorazioni, raccontano il prestigio della famiglia che vi abitava e il desiderio di rappresentare pubblicamente il proprio status sociale.

Il reperto più celebre legato alla domus è il Mosaico di Alessandro, straordinaria composizione raffigurante la battaglia tra Alessandro Magno e il re persiano Dario III. Quello visibile nella casa è una riproduzione, mentre l’originale è conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Durante la visita, non limitarti ai mosaici più famosi: osserva anche la successione degli ambienti, i cortili interni e il modo in cui gli spazi privati si alternano a quelli destinati all’accoglienza degli ospiti. È proprio questa struttura complessa a rendere la Casa del Fauno uno degli esempi più completi dell’architettura domestica pompeiana.

La Casa dei Vettii, tra arte e ostentazione

Per arricchire il percorso dedicato alle abitazioni aristocratiche, aggiungi la Casa dei Vettii, una delle domus più raffinate del sito. Appartenne probabilmente a due liberti che, dopo aver raggiunto una notevole prosperità economica, trasformarono la propria abitazione in una dichiarazione di prestigio. Le stanze conservano affreschi dai colori intensi, scene mitologiche e decorazioni che dimostrano quanto l’arte fosse parte integrante della vita domestica romana. Il giardino porticato, con fontane e statue, contribuiva a creare un ambiente scenografico destinato a impressionare gli ospiti.

Tra le immagini più note si trova quella di Priapo, divinità legata alla fertilità e all’abbondanza, raffigurato all’ingresso della casa. La scena aveva una funzione beneaugurante e alludeva in modo esplicito alla ricchezza dei proprietari. L’accesso alla domus segue orari specifici, che possono differire da quelli generali del parco.

L’Orto dei Fuggiaschi

I calchi in gesso dell’Orto dei Fuggiaschi offrono una rappresentazione drammatica degli ultimi momenti di vita di alcuni abitanti di Pompei. In quest’area, un tempo destinata alla coltivazione, furono rinvenute le cavità lasciate nella cenere dai corpi di tredici persone. Versando gesso liquido negli spazi vuoti, gli archeologi riuscirono a ricostruire le loro forme, conservando posture, pieghe degli abiti e gesti compiuti negli istanti finali.

La visita richiede rispetto e silenzio. A differenza delle case decorate e degli edifici monumentali, l’Orto dei Fuggiaschi mette il visitatore di fronte alla dimensione più umana della tragedia: famiglie e individui che cercarono di allontanarsi dalla città mentre l’eruzione rendeva impossibile la fuga. Il luogo ricorda che Pompei non è soltanto un capolavoro archeologico, ma anche la testimonianza di una comunità improvvisamente interrotta.

Via dell’Abbondanza e le botteghe di Pompei

Per comprendere il ritmo quotidiano della città, percorri un tratto di Via dell’Abbondanza, una delle principali arterie urbane. Lungo la strada si susseguivano abitazioni, laboratori artigiani, locali, lavanderie e rivendite di alimenti. Alcuni marciapiedi conservano ancora iscrizioni elettorali e messaggi dipinti sulle pareti. Erano una sorta di comunicazione pubblica ante litteram, utilizzata per sostenere candidati, pubblicizzare spettacoli o lasciare brevi annunci.

Lungo il percorso si incontrano anche diversi thermopolia, locali nei quali venivano serviti cibi e bevande. I grandi banconi in muratura, con recipienti incassati, mostrano quanto fosse diffusa l’abitudine di consumare pasti fuori casa. Uno degli esempi più conosciuti si trova nella Regio V ed è riconoscibile per le vivaci decorazioni del bancone. Camminare lungo Via dell’Abbondanza permette quindi di osservare una Pompei meno monumentale, ma forse ancora più autentica: quella del lavoro, degli incontri e delle attività di ogni giorno.

Il Lupanare

Restaurato e molto visitato, il Lupanare offre uno spaccato particolare della vita quotidiana pompeiana. Era uno degli edifici destinati alla prostituzione e si sviluppava su due livelli, con piccoli ambienti disposti lungo stretti corridoi. Le camere conservano letti in muratura, mentre sulle pareti sono visibili affreschi a soggetto erotico. Queste immagini sono state interpretate in modi differenti: potrebbero aver avuto una funzione decorativa, allusiva oppure indicare alcune delle prestazioni offerte.

Sulle pareti compaiono anche graffiti lasciati dai frequentatori, una testimonianza diretta e spontanea della lingua, delle abitudini e delle relazioni sociali dell’epoca. Poiché gli ambienti sono piccoli e il luogo è molto richiesto, nelle ore centrali della giornata possono formarsi attese. Visitarlo al mattino o nel tardo pomeriggio consente generalmente di soffermarsi con maggiore calma. L’edificio osserva fasce di apertura dedicate.

Le Terme Stabiane

Tra i nuovi paragrafi da aggiungere non possono mancare le Terme Stabiane, uno dei complessi termali più antichi della città. Le terme romane non erano soltanto luoghi destinati alla cura del corpo. Erano spazi sociali nei quali incontrarsi, conversare, fare esercizio fisico e concludere affari. Il percorso prevedeva ambienti con temperature diverse: il frigidarium per i bagni freddi, il tepidarium per preparare il corpo al calore e il calidarium per i bagni caldi.

Osservando le volte, le nicchie e i sistemi di riscaldamento, è possibile comprendere il livello tecnologico raggiunto dai Romani. L’acqua e l’aria calda venivano distribuite attraverso intercapedini e condotti ricavati sotto il pavimento e lungo le pareti. La visita alle terme completa bene quella alle abitazioni, perché mostra un’altra dimensione della vita pompeiana: quella collettiva e pubblica.

Villa dei Misteri

Se il viaggio in Campania ti ha spinto a ritornare a Pompei, cosa vedere per rivivere l’emozione della prima visita? Senza dubbio la Villa dei Misteri, riaperta al pubblico dopo un importante intervento di restauro. Situata fuori dalle mura dell’antica città, la villa nacque probabilmente come elegante residenza e fu in seguito utilizzata anche per attività agricole e per la produzione del vino.

Il suo ambiente più celebre è il grande triclinio decorato con un ciclo pittorico che si sviluppa lungo tre pareti. Le figure, quasi a grandezza naturale, sembrano muoversi in uno spazio teatrale dominato dal rosso pompeiano. Il significato delle scene non è stato chiarito in modo definitivo. L’interpretazione più diffusa le collega a un rito di iniziazione ai misteri di Dioniso, ma sono state proposte anche letture legate al matrimonio, alla formazione di una giovane donna o a una celebrazione religiosa privata. Proprio questa ambiguità rende gli affreschi così affascinanti: il visitatore non osserva una semplice decorazione, ma una narrazione complessa che continua a suscitare interrogativi.

La villa si trova in una zona periferica rispetto al cuore degli scavi. Conviene quindi inserirla all’inizio o alla fine dell’itinerario, calcolando i tempi necessari per raggiungerla.

Il Tempio di Apollo

Insieme al Tempio Dorico, il Tempio di Apollo annovera tra i principali centri religiosi di Pompei ed è uno degli edifici di culto più antichi della città. Il santuario sorge accanto al Foro ed è riconoscibile per il colonnato che circonda l’area sacra. Al centro si trovava il tempio vero e proprio, preceduto da una scalinata e da un altare. Le statue di Apollo e Diana, oggi sostituite da copie, contribuivano alla solennità del complesso.

La posizione non era casuale: il culto di Apollo ebbe un ruolo fondamentale nella storia religiosa pompeiana, soprattutto nelle fasi più antiche dell’insediamento. Nel corso dei secoli il santuario fu modificato più volte, seguendo l’evoluzione artistica e politica della città. Da questo punto si gode inoltre di una prospettiva particolarmente suggestiva, con le colonne del santuario, gli edifici del Foro e il Vesuvio sullo sfondo.

L’Anfiteatro e la Palestra Grande

Nella parte orientale della città si trova l’Anfiteatro di Pompei, costruito intorno all’80 a.C. e considerato tra i più antichi edifici di questo tipo giunti fino a noi. Poteva ospitare migliaia di spettatori e accoglieva combattimenti gladiatori e spettacoli pubblici. Le gradinate erano organizzate secondo la posizione sociale del pubblico, riproducendo anche durante gli eventi la gerarchia della società romana.

Accanto all’anfiteatro si estende la Palestra Grande, un vasto spazio porticato destinato all’esercizio fisico e alla formazione dei giovani. Oggi ospita anche un percorso dedicato ai calchi e ai reperti organici ritrovati durante gli scavi. Questa zona è più distante dal Foro e dalla Villa dei Misteri. Inserirla nel percorso richiede quindi una buona organizzazione, soprattutto quando si dispone soltanto di mezza giornata.

Quanto tempo serve per visitare gli scavi di Pompei

Per una prima visita è consigliabile dedicare agli scavi almeno quattro o cinque ore. In questo arco di tempo si possono vedere il Foro, il Tempio di Apollo, alcune domus, il Lupanare, le terme e una parte di Via dell’Abbondanza. Con una giornata intera è possibile ampliare l’itinerario fino alla Villa dei Misteri, all’Anfiteatro e alla Palestra Grande, concedendosi pause e deviazioni verso gli edifici aperti.

Tentare di vedere tutto in poche ore rischia invece di trasformare la visita in una corsa. Pompei è una città estesa, con pavimentazioni antiche e distanze spesso maggiori di quanto appaia sulla mappa. Meglio scegliere alcune tappe prioritarie e lasciare spazio alle scoperte impreviste.

A Pompei con Itabus

La storia antica e l’archeologia ti appassionano? Per scoprire Pompei, raggiungi Napoli Centrale con Italo e prosegui verso il sito archeologico utilizzando il collegamento con Itabus. Dalla stazione di Napoli Centrale partono itinerari utili per raggiungere l’area vesuviana, mentre chi desidera organizzare una giornata più ampia può abbinare la visita agli scavi a una passeggiata nel centro di Napoli o al Museo Archeologico Nazionale, dove sono custoditi molti mosaici, statue e oggetti provenienti dalle città sepolte dal Vesuvio.

Prenotando in anticipo il viaggio verso Napoli, puoi organizzare con maggiore tranquillità gli orari della visita e dedicare un’intera giornata a uno dei siti archeologici più straordinari del mondo. Italo collega Napoli a numerose città italiane, tra cui Roma, Firenze, Bologna, Milano, Torino e Venezia.